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Biancaneve e Rosarossa


Con l’immagine delle due bambine siamo di fronte a due forze polari dell’anima, che ci vengono mostrate nella figura della neve e della rosa e nei colori bianco e rosso. Nel candore della neve incontriamo le forze del pensare cosmico, cristallino, riflettente e luminoso. Nel rosso delle rose riconosciamo la forza del vivente.
Ogni cristallo di neve  ha la propria forma, eppure ogni cristallo ripete l’identica forma esagonale, di stella a 6 punte, simbolo della saggezza cosmica. Ha 6 punte il loto, come la stella di Davide immagine della saggezza celeste. Polarmente la rosa è una pianta terrestre ben radicata al suolo, con robuste radici, con un calice che forma una stella a 5 punte, un pentagramma che è l’immagine stessa dell’uomo.

Nella relazione tra Biancaneve e Rosarossa possiamo riconoscere il raccordo tra spirito e io umano: a fiaba inizia parlandoci di come la madre vedova custodisce le proprie figlie, una madre Iside Sofia che veglia e conosce le forze dell’anima, che indica come queste forze debbano rimanere indissolubilmente legate.
Con la comparsa dell’orso incontriamo il nero, il principe incantato, imprigionato in una corporeità che  ne oscura e ne cela la vera natura. Ecco che compaiono i tre colori dell’opera alchemica.
Questa scena si svolge sotto lo sguardo vigile della madre, la sola ad aver  riconosciuto le forze dell’orso. L’orso a primavera se ne va.  Steiner ci dice che a primavera si liberano gli spiriti arimanici  che durante l’inverno sono incatenati alla terra proprio come viene detto nella fiaba.
L’anima umana rappresentata dalle due bambine si deve misurare con la terra e con l’esperienza dell’io inferiore che viene presentato nella fiaba nella figura del nano. L’io inferiore vuole accaparrarsi i doni spirituali per i propri fini egoistici ma non può sfuggire alle prove, e anche alla possibilità di evolversi… Nella prima prova la lunga barba del nano, immagine di saggezza e di potere rimane incastrata nel legno. Il legno è il simbolo della materia, della conoscenza e della croce.

Durante la prima prova iniziatica, quella del fuoco, rosso, c’è l’oro (metallo solare, affine al fuoco, e alla conoscenza) delle forbici di Biancaneve; è il pensiero razionale a togliere il nano dai guai.
Nella seconda prova compare il pesce: siamo di fronte alla prova dell’acqua. L’io ha perso l’appoggio della terra e deve venire a capo di se stesso. L’acqua si lega al sentire come sono legate all’acqua e al sentire le perle.  C’è di nuovo il bianco come polarità rispetto al rosso della prova precedente, e anche per superare questa prova serve il pensiero.
La terza prova è quella dell’aria, l’uomo deve poter volare senza perdersi, trovare da solo la strada, senza che più nulla lo sostenga. Solo le forze dell’io superiore permettono di superarare questa prova. Le pietre preziose rappresentano la trasformazione, la purificazione della materia, la sua resurrezione: il carbone che diventa diamante.
È anche interessante notare come l’oro sia legato al sole, le perle alla luna, le pietre preziose alla terra. Si può sintetizzare così: prova del fuoco, legno, rosso oro piano orizzontale, sole: prova dell’ acqua, pesce, bianco, perla, profondità, luna; prova dell’ aria, aquila, carbone trasformato in diamante altezze, terra.

Le tre prove costituiscono una  sorta di croce tra l’elemento orizzontale e quello verticale, tra il basso e l’alto;  al centro della croce troviamo l’io inferiore, il nano. E’ istruttivo e divertente notare come il nano non sia per niente grato alle bambine, così come l’ego, il nostro io inferiore, si ribella strenuamente alle azioni ‘evolutive’. E al termine delle prove la resurrezione, la liberazione dall’incantesimo: il nano muore e si libera il principe.

L’io superiore si lega al pensiero spiritualizzato: il principe sposa Biancaneve,  ma anche la volontà umana convolerà a nozze. La figura appena accennata del principe che sposa Rosarossa ci fa presagire il mistero di un futuro lontano, la fiaba termina con la figura della madre, divina Sofia, che continua a vegliare e a custodire l’evoluzione dell’anima umana espressa nella figura dei due rosai.