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Introduzione
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Rosa
Rossa
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d'Asino
Biancaneve
Hansel
e Gretel
Principe
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Madama
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Fratelino
e Sorellina
Mignolina
Pinocchio
I
Pinocchio
II
Pinocchio
III
Pinocchio
IV
Pinocchio
V

LA BELLA BAMBINA DAI CAPELLI TURCHINI
Chissà quante volte perdendoci nel bosco iniziatico, dove credevamo di poterci considerare eroi, non siamo invece caduti vittima di quelle parti di noi (GATTO e VOLPE, o meglio avidità e menzogna) che hanno avuta la meglio, sopraffacendoci, togliendoci le forze, fino a crederci spacciati, forse morti…
In quel momento non sapevamo che di lì a poco (si fa per dire perché Collodi lasciò la cosa in sospeso per qualche mese) un intervento salvifico ci avrebbe rimesso in piedi. Era necessario crederci ‘finiti’.
Invece no: per Pinocchio le avventure continuano, così come per noi che, riprendendoci da una prova grande, spereremmo di continuare almeno per un po’ a goderci lo ‘zucchero’ dell’essere fuori pericolo.
Vicino ad un bosco pericoloso c’è sempre una fata? Sì. Ed abita in una casina candida come la neve, luce contrapposta al buio dell’intricata selva.
Più specificatamente c’è la nostra fatina, ognuno ha la propria… è lì, ‘nelle vicinanze’ della foresta intricata della nostra vita, da più di 1000 anni! È a guardia di chi si perde; sa che per chi fa un lavoro su di sé soccombere in una battaglia non vuol dire aver perso la guerra; quindi lo aiuta.
L’intento di Geppetto nel momento di creare il burattino era elevato, voleva che fosse meraviglioso.  Così il nostro Io superiore, incarnandosi, ha in mente elevazione e risveglio per quella personalità in nuce nel neonato che affronta il mondo.


Per fortuna la provvidenza cosmica ci offre degli aiuti importanti: una coscienza (il GRILLO) e, preziosissima, misteriosa, grande … l’Anima (la Fata)!
Quella di Pinocchio appare come una bambina e i suoi capelli sono lunghi e turchini: l’immagine più celestiale che si possa immaginare perché evoca il cielo e la preziosità dell’infanzia.
La piccola, che prima dell’impiccagione è apparsa a Pinocchio pallida, ad occhi chiusi, con le mani sul petto, asserendo di essere morta, ha versatili opportunità (che vedremo) per mostrarsi: morta, viva, sorellina, madre, buona donnina, bella signora, ma anche capretta e svariati altri animali…
È lei che vuole apparire così o fa da specchio alle emozioni del burattino?

È interessante notare come, pur essendo, come fata, dotata di un principio magico mutevole, opera solo su se stessa le trasformazioni; non fa magie trasmutative sul burattino: rispetta profondamente il libero arbitrio di Pinocchio; trasforma se stessa per stargli accanto, anche quando lui non lo sa e la crede morta. Tutte le azioni della Fata sono al servizio della crescita e dell’evoluzione di quella personalità in trasformazione per il raggiungimento della vera dignità umana, con nuova coscienza e liberazione dal sonno dell’inconsapevolezza.

Ha servitori da poter comandare ma preferisce prenderlo lei tra le braccia e portarlo in una cameretta che viviamo come luogo incantato, con le pareti di madreperla.
Chissà se Pinocchio ha percepito l’amore che lo sta avvolgendo?
È questo che si chiede la Fata insistendo per sapere se è vivo o morto. È vivo per procedere nel suo cammino evolutivo, o è ‘morto’, nel senso che vuole fermarsi?
Ecco che chiama tre medici: un CORVO ( ovviamente nero, simbolicamente divoratore di cadaveri), una CIVETTA (uccello sacro ad Athena, simbolo della possibilità di vedere nel buio  quindi della saggezza) e il caro, povero GRILLO che, pure se bistrattato, è sempre pronto a pronunciare analisi giuste e solenni sgridate:
“Quel burattino lì è una birba matricolata…farà morire di crepacuore il povero babbo!...”
Pinocchio singhiozza sotto le lenzuola…

Guarisce ma l’impulso di mentire è più forte di lui. Inizia a parlare in modo talmente concitato che perde lucidità e mente, tre volte! Il naso si allunga in maniera incredibile, al punto da impedirgli di muoversi… La stanza diventa la sua prigione.
La menzogna blocca lo scorrere della vita, crea barriere. Il bugiardo si incarcera nella non verità.
Occorrono ben mille PICCHI per riparare disagio e vergogna.


Un PAPPAGALLO ride della sua stoltezza; lo definisce ‘dolce di sale’!
Sempre incautamente Pinocchio crede che possa esistere giustizia in quel mondo alla rovescia in cui è capitato: il giudice è  un GORILLA che porta finti occhiali e pronuncia condanne al contrario. Finisce in gattabuia per quattro mesi. Uscirà solo se si dichiarerà colpevole! Sembra strano ma noi sappiamo che ‘colpevole’ in qualche modo lo era.

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