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IL VIAGGIO DELLA NAVE ARGO

...andare e tornare: il viaggio come labirinto esistenziale...

Le fonti alle quali riferirsi, in merito a quest’importante mito iniziatico sono innumerevoli e spesso discordanti. Per il momento prenderemo in esame il poema di Apollonio Rodio.

Addentrarci sull’intera vicenda epica del viaggio di Giasone sarebbe oltremodo lungo, quello che interessa trattare è la simbologia del mito stesso, ciò che di esso lo fa essere veramente importante per l’evoluzione animica umana.

L’impresa argonautica possiede numerose valenze: storica, antropologica, letteraria... noi vogliamo 'leggerla' dal punto di vista evolutivo, come viaggio iniziatico.

La Saga della nave Argo e dei suoi mitici Eroi, tra i quali figura anche Eracle, (le cui Fatiche, come abbiamo visto, sono altrettante tappe di un Iniziato ) è la storia di un “ANDARE” e di un “TORNARE”.

Partecipano al viaggio, e con scelta volontaria, cinquanta tra i più nobili eroi, cantori, indovini. Non parte un giovane principe ma un'intera comunità, variegata e preziosa. Appare come un'impresa di gruppo. Giasone non è solo: altri, diversi, e forse con esiti migliori, partecipano al viaggio. Tutti, alla fine, avranno imparato o conquistato qualcosa, anche se a volte con amarezza, con dolore.

Culti primordiali e tradizioni lunari, legate a forze telluriche sono patrimonio di Medea, depositaria di una cultura titanica, pre-olimpica; affidarsi a lei sarà il suo errore, averla 'usata' gli sarà fatale; vincerà il drago, afferrerà il vello ma tutto ciò non lo renderà felice e neanche re della sua città, Iolco; non solo, perirà schiacciato in terra straniera, sotto la sua stessa nave.

Il mito argonautico si è prestato alle più curiose ed oscure interpretazioni (anche in alchimia e massoneria viene spesso preso come simbolo il vello, o toson d'oro) comunque esplicative di un processo spirituale profondo; come non paragonare il vello inchiodato ad un albero al mistero della Croce, o Argo alla famosa arca di Noè, anch'essa simbolo di redenzione.

Ritornando alla narrazione vera e propria, essa presenta analogie con altre tradizioni universali. In particolare vi si ritrovano i segni quali la nave, il viaggio, il drago, l'agnello ed altri, che ritroviamo nella mitologia indiana, celtica, nordica.

La Nave degli Argonauti è l’EKKLESIA, la 'comunità' per mezzo della quale operano i 'chiamati'.

L’opera è la vasta e complessa, ottimo spunto per un' esplorazione interiore. Inizia il suo ANDARE con un solo calzare, come se dovesse ritrovare la metà mancante. Con Argo (la lucente, splendente, forse anche simbolo dell'Argento vivo filosofale), con la comunità di eroi che naviga con lui (patrimonio della sua patria, delle sue origini), con Medea (magia tellurica, lunare), egli va a recuperare la sua parte femminile. Solo ricostituendo l'interezza di maschile e femminile potrà essere degno di indossare il Manto Regale.

Percependo questo come scopo dell'andare si intuisce il vero senso del mito degli Argonauti. Il TORNARE di Giasone però non è vittorioso: ha conquistato il vello ma non con le sue forze; il rientro è costellato di lutti, atrocità e tradimenti.

Il mito argonautico non ha un lieto fine perchè illustra il continuo peregrinare nel labirinto della vita. Può essere specchio per noi lettori affinchè possiamo meglio essere consapevoli delle nostre fragilità. 'Vedere' l'egoità e il materialismo che ci affligge come umanità, persino quando ci lanciamo in imprese eroiche, è il primo passo per evolvere.

Le loro sconfitte, i loro errori sono di monito e insegnamento per chi si accinge a realizzare la GRANDE OPERA.

Patrizia Favorini